I Borghi del Partenio

Cervinara

Comune della Provincia di Avellino è alto circa sui 284 metri. il suo nome deriva probabilmente da un altare romano dedicato alla dea Cerere (la dea dell’ricoltura e dell’raccolto). Il comune come importanza naturalistica presenta una posizione tra il monte Pizzone e il Partenio ovvero nella pianeggiante Valle Caudina. A livello culturale conserva molti palazzi di età longobarda come il palazzo marchesale. Tra i luoghi di culto religioso a valenza storica è da citare L’ Abbazia di San Gennaro Vescovo e Martire sita in frazione Ferrari e fatta erigere in onore del Santo Patrono del paese, i ruderi del Castello ed il Palazzo Marchesale.

Ruderi del Castello

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Alle falde del Monte Pizzone, in posizione di dominio del nucleo urbano, si trovano i ruderi del Castello. Le prime testimonianze dell’antico maniero sono contenute in un documento del secolo XII secolo che fa ipotizzare la sua edificazione in epoca longobarda.

Rotondi

Rotondi è un piccolo paese della provincia di Avellino, immerso nel verde ai piedi della catena montuosa del Partenio, sito a 32 km dal capoluogo e a 25 km da Benevento. Il Comune di Rotondi, dall’aspetto gradevole ed accogliente, ha una superficie territoriale di kmq 7,8 ed una popolazione residente di 3346 abitanti (al 1° gennaio 2012). Esso si trova ad una altitudine sul livello del mare di 272 ml, con una quota minima di 254 ml ed una massima di 939 ml, e confina a nord con i Comuni di Airola, Bonea e Montesarchio, ad est con Cervinara, a sud con Avella e Roccarainola e ad ovest con Paolisi. E’ facilmente raggiungibile attraverso la S.S. ex S.P. 374 e la S.S. n° 7 Appia. Fa parte del territorio comunale la frazione di Campizze che rappresenta uno sbocco economico importante poiché si affaccia interamente sulla S.S. n° 7 Appia. I ritrovamenti archeologici (resti di tombe e di ville rustiche) permettono di ritenere che il sito fosse già abitato in epoca sannitica, quando faceva parte del territorio di Caudium, e romana. Vi è, comunque, grande incertezza sulle origini dell’odierno abitato di Rotondi. I primi riferimento al feudo “de li Rotundi” risalgono al 1245. Al nome dei feudatari (De Rotundis), che tennero il borgo dal 1245 al 1400. Alcuni fanno risalire il nome del borgo, che altri collega al termine “Castrum Rotundorum” ricorrente in diversi documenti, tra cui il catasto Onciario. Nella documentazione ecclesiastica, Rotondi è spesso trattato insieme a Cervinara, e risulta talora arduo accertare se determinati edifici appartenessero all’uno o all’altro territorio. Solo intorno al 1810 il feudo divenne comune, entrando a far parte del mandamento di Cervinara insieme a San Martino Valle Caudina. Figura di spicco nella storia rotondese è certamente Luciano Vaccariello, sindaco nel 1885 e nel 1887, che oltre ad essere uomo di cultura, si rese benemerito presso i concittadini per una serie di opere sociali ed umanitarie. Fu ucciso con un colpo di fucile da Diodato Lanni, il 14 maggio 1892, il quale ritenne di dover così vendicare la mancata assunzione nel ruolo di sorvegliante dei lavoratori impegnati nella costruzione di una strada. Significativo è il Santuario della Madonna della Stella che domina il paese.

Santuario Madonna della Stella

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Situato alle falde del Partenio, a 500 metri di altitudine, il Santuario della Madonna Stella (sec. XVI) sorge in uno dei luoghi più suggestivi della Valle Caudina, immerso nel verde dei boschi di castagno non lontano dagli altipiani Piano del Fieno e Piana Maggiore.
Il Santuario è costituito dalla chiesa a navata unica in cui spicca il bel pavimento in cotto napoletano dell’ottocento. Sulla destra sorge il campanile e sotto il loggiato si accede ad una grotta utilizzata in passato come dimora per gli eremiti. Di particolare pregio i resti dell’antica statua della Madonna della Stella, sostituita nel 1705 dal Card. V. Maria Orsini, arcivescovo di Benevento, il quale nella sua visita pastorale al Santuario della Stella del 1704, avendo trovato detta statua in condizioni fatiscenti, volle regalarne una nuova al paese. La statua si presenta oggi a mezzo busto, mentre in origine era intera, ed ha sulla spalla la testa di un bambino che prima sorreggeva in grembo. Doveva trattarsi di una immagine di Madonna con bambino in grembo secondo lo stile orientale ed era seduta in trono. I resti sembrano confermarlo. Si trattava presumibilmente di una immagine di stile bizantino attribuibile al IX-XI secolo. I primi documenti del santuario la indicano presente alla fine del 1400 in Rotondi, e però, non essendo pensabile un suo trasferimento in Rotondi in questa data, bisogna convenire che il più antico documento sul Santuario della Madonna della Stella è proprio questa immagine, per cui prima dell’anno mille, e forse molti secoli prima, oscuri eremiti avevano voluto santificare il Partenio con un santuario dedicato alla Vergine della Stella.

S.Martino Valle Caudina

San Martino Valle Caudina è un Comune della provincia di Avellino situato ai piedi del Monte Pizzone (m. 801) e del Monte Teano (m. 909) che appartengono alla catena montuosa del Partenio; conta una popolazione di circa 5.000 abitanti, il suo territorio si estende su di un’area di 2.280 ha, con un’altezza sul livello del mare che varia da 200 m a 1.600 m I due principali corsi d’acqua sono il Torrente Caudino e il Torrente Cioffi, entrambi tributari del Serretelle, a sua volta affluente del Calore.Il primitivo borgo, al di là delle improbabili origini classiche volute da alcuni, denunzia una fondazione tipicamente medioevale con impianto sviluppatosi intorno alle emergenze del Castello e della Chiesa.A differenza di molti centri di origine medievale e degli stessi paesi vicini dove il borgo è caratterizzato dalla costruzione di grosse opere difensive, l’antico impianto di San Martino trova gli elementi di difesa nella conformazione stessa del luogo.Il borgo si è sviluppato, infatti, nella gola formata dai contrafforti collinosi situati ai piedi del Monte Pizzone e del Monte Teano che lo racchiudono come le quinte di un teatro, mentre un ulteriore elemento di difesa era sicuramente costituito dal Torrente Caudino.Se però è vero che il primo nucleo si è formato intorno al Castello e alla Chiesa è anche vero che lo sviluppo successivo del paese è strettamente legato ad un asse viario principale: via Roma che da Piazza Del Gaudio scende fino a Piazza Girolamo del Balzo trovando la sua naturale continuazione nel Corso Vittorio Emanuele. Oltre al borgo Medioevale vi sono opere architettoniche che hanno un rilevante interesse culturale come il Convento S. Caterina d’Alessandria, la Collegiata di S. Giovanni Battista, Il Castello, il palazzo Ducale, il palazzo Del Balzo o Cenci-Bolognetti e la casa Giulia.

Palazzo Ducale Pignatelli della Leonessa

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Il Palazzo Ducale Pignatelli della Leonessa sorge probabilmente intorno al 1600 con un impianto molto diverso da quello attuale come dimostrano alcune carte contenute in una platea del 1711.
Nell’inventario delle misure della Ducale Corte della Terra di S. Martino, il Palazzo è infatti descritto come un lungo corpo in linea con la via pubblica provvisto di alta torre a base quadrata di cui rimangono alcuni resti. Tale era ancora la conformazione del palazzo alla fine del ‘700 come si evince dalla descrizione contenuta in una Platea del 1783: “La camera Ducale possiede in detta contrada un palazzotto di undici stanze superiori, tre delle quali sono destinate per abitazione del Governatore e l’altre si avvalgono secondo le circostanze o per riporre frutti o altro, ci sono ancora due commaroni, in dove è solito di ponersi cerri, carboni, legni ed altro. Nel piano del cortile ci sono due stalle con pagliere e rimessa. Si rattrova ancora il magazzino in dove il Camerlengo ripone il grano, che effigge, e l’orzo che si compra per rimetterlo in Napoli per uso dell’eccellentissimo sig. Duca. Dalla parte di sotto di detto palazzotto verso il terrio di Malepersona rattrovagli esistente la cantina, in dove si ripone il vino proveniente dalla vigna, la di cui custodia rattrovagli presso il camerlengo pro tempora”.
Probabilmente i lavori di demolizione e di ricostruzione che poi hanno portato all’attuale configurazione del Palazzo furono fatti nel ‘800 quando la costru¬zione divenne abitazione della famiglia, secondo il costume dell’epoca di spostarsi più a valle.
Attualmente il Palazzo è caratterizzato da una configurazione che al semplice e rigoroso prospetto su Corso Vittorio Emanuele fa corrispondere un’accentua¬ta varietà planimetrica. L’ingresso principale, sormontato dallo stemma di famiglia, conduce, tramite un lungo androne, al suggestivo cortile giardino con peschiera centrale, arricchito con rare piante ornamentali.
Sulla sinistra un’ampia scala, preceduta da un portico a due campate, conduce al piano nobile dell’abitazione.
Merita di essere menzionata la lapide conservata nel portico sulla quale sono segnati i dazi che la famiglia percepiva per il mantenimento e la sorveglianza della vicina via Appia, nei secoli facile preda di scorribande brigantesche.
Attualmente il Palazzo, restaurato, è valorizzato dalla sua nuova destinazione d’uso. I suoi saloni arredati con mobili d’epoca vengono adibiti per ricevimenti e convegni.

Summonte

Il comune ha una popolazione di circa 1600 abitanti. Summonte risale al 769 ed è costituito da una donazione di un patrizio longobardo di nome Leo all’Abbazia di Montecassino. Il centro storico di Summonte si sviluppa lungo tre direttrici viarie: via Borgonuovo che è la via principale e attraversa il centro urbano, connotando un sistema abitativo suddiviso in due fronti, da quest’ultima si innestano, da un lato, via Varra che risale la collina verso il fronte montano e dall’altro, via Arco San Nicola che riallacciandosi con via Castello, ove si sviluppa il borgo antico, creano un sistema avvolgente intorno al poggio su cui si erge la torre angioina. Il Borgo medioevale, caratterizzato dalla maestosa torre angioina, in questi ultimi anni è stato oggetto di numerosi interventi di ripristino e di riqualificazione funzionale con un difficile lavoro di restauro ricompositivo.

La Torre Angioina

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Summonte sembra essere stato una scelta strategica per la localizzazione del castello (documentato per la prima volta nel 1094) e della fortificazione del casale. Si può affermare, pertanto, che Summonte sia stato fino agli albori della modernità essenzialmente un presidio militare. L’elemento superstite di tale sistema di fortificazioni è la torre cilindrica a base tronco-conica (fine sec. XIII-inizi sec, XIV ). La torre fu elevata sui ruderi del castello dove probabilmente, abitò la famiglia Malerba che tenne il feudo locale in epoca normanna. Intorno alla metà degli anni novanta, tuttavia, sono state ritrovate le strutture del castello di epoca normanno-sveva in Summonte, a seguito di uno scavo archeologico condotto con la supervisione della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno, Avellino e Benevento. La torre che fino a pochi anni fa si presentava come un rudere, è stata di recente restaurata recuperandone l’apparecchiatura muraria e ricostruendone i solai lignei fino all’ultimo livello, di cui si è trovata traccia. E’ costruita interamente in conci di pietra calcarea sbozzati e malta di allettamento a base di calce, sabbia mista a lapillo e pietra macinata. In origine il paramento esterno doveva essere interamente intonacato. I solai dovevano essere forse cinque ed avevano travi e tavolato in legno di castagno. Il volume di base della torre angioina, modellato a tronco di cono, non era di sezione circolare bensì ellittica, forse perché la costruzione aveva dovuto includere le strutture murarie di un mastio preesistente, supportato da uno sperone alto e massiccio sul lato nord-ovest. La ricomposizione della torre è stata effettuata studiando attentamente tutti i particolari costruttivi e riproponendo i materiali e le tecniche costruttive preesistenti, sia come mezzo di rimodellamento degli aspetti architettonici sia come mezzo di consolidamento della fabbrica.
La torre è caratterizzata da cinque piani, così suddivisi:
· Piano terra
E’ in realtà una cisterna sottostante il primo vero livello della torre, essa risale al XIII-XIV secolo ed era utilizzata per la raccolta dell’acqua piovana.
· Piano sopraelevato
Vano soprastante la cisterna e ad essa collegata mediante un pozzo, probabilmente tale ambiente era destinato alla conservazione delle vettovaglie. Oggi il piano è stato pavimentato con tavolato di legno di castagno, supportato con struttura metallica e dotato di una botola di cristallo, il piano ha un accesso indipendente rispetto agli altri piani della torre e vi si accede attraverso una scaletta laterale in ferro e legno.
· Piano primo
Vi si accede attraverso una scala esterna in muratura di conci di pietra sbozzata, semicircolare che si sviluppa lungo la parete esterna della torre, il piano è caratterizzato al suo interno da un pavimento in tavolato ligneo supportato da travi di legno lamellare posizionate sulle medesime riseghe delle strutture antiche, centralmente e presente una scala di legno lamellare con pedate lignee e balaustre di ferro, la scala si sviluppa per tutti i piani fino al terrazzo terminale. Lungo le pareti in conci di pietra calcarea sbozzata a vista sono presenti una serie di feritoie chiuse con infissi di legno, destinate essenzialmente all’illuminazione e all’aerazione dell’ambiente interno.
· Piano secondo
Il piano ha le stesse caratteristiche del primo, con la sola differenza che è un po’ più ampio ed al posto delle feritoie per l’aerazione, presenta una sola apertura, una sorta di monofora ad arco policentrico, realizzata in scheggioni di pietra calcarea e chiusa da infisso di legno trattato a cera.
· Piano terzo
Il piano ha le stesse caratteristiche dei precedenti con la sola differenza che presenta sei monofore ad arco policentrico.
· Terrazza
Dalla terrazza è possibile godere di uno scenario panoramico eccezionale, ad essa vi si accede dalla scala tramite un lucernaio, in legno vetro e struttura metallica, il pavimento è rivestito con gres porcellanato ad effetto legno, antigelivo ed antiscivolo perimetralmente è presente un parapetto in apparecchiatura muraria di conci di pietra sbozzati e bauletto di coronamento in schegge di pietra.
Attualmente la torre ospita il museo civico di Summonte.

S. Angelo A Scala

Comune di circa settecentoquaranta abitanti. Situato alle pendici del monte Vallatrone, versante nord occidentale del Massiccio del Partenio. Paese natale di papa Paolo IV Carafa . Tra i suoi monumenti storico-religiosi si annovera il santuario di S. Silvestro Papa e i ruderi del monastero benedettino dell’Incoronata. Il Paese di origini tardo – romane, e’ un piccolo borgo, incastonato tra le rocce, scacchiera di tetti rossi, vicoli e balconi fioriti. Dominata dall’impianto di un castello medievale, quasi cancellato dal tempo, che affaccia su una veduta a perdita d’occhio, l’abitato si arrocca lungo la strada statale 374, a metà della quale, con un elegante facciata ed un bel portale in pietra lavorata, troviamo l’Abbazia di S. Giacomo Apostolo, edificata nel 1375, poi ripetutamente restaurata ed ampliata nel corso dei secoli. Le cronache parlano di una contesa tra Sant’Angelo a Scala e Capriglia Irpina sulla paternità dei natali di Giovanni Pietro Carafa, che divenne Papa col nome di Paolo VI nel secolo XV. A tale personaggio religioso è dedicato il Santuario di San Silvestro, nel Parco Regionale del Partenio, dove si trova una sorgente d’acqua ritenuta miracolosa, e poco distante da quel che resta della roccaforte medievale, il palazzo ducale dei Carafa, del XIV secolo, attualmente in fase di restauro, conserva ancora un fascino magnetico. In visita al borgo di Sant’Angelo, non può mancare la tappa al Convento dell’Incoronata, di cui oggi restano solo dei ruderi. Fondato nel 1577 da Laura Brancaccio Carafa, in vicinanza ad un luogo di culto costruito da San Romualdo, fu dato alle fiamme nel 1806 dai Francesi, nel tentativo di stanare il brigante Frà Diavolo, che li si nascondeva con il camaldolesi.

Santuario di San Silvestro Papa con la sorgente miracolosa

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Il santuario è situato nel territorio al confine con il Comune di Summonte. Sorge su uno dei tanti picchi dei monti del Partendo ad un’altezza di 950 metri s. l. m.
I pellegrini possono raggiungere il luogo attraverso due strade: una che parte da Summonte ed è più pianeggiante, l’atra, quella più nota, parte dal Comune di Sant’Angelo a Scala attraverso un sentiero sconnesso e ciottoloso porta fin sul piazzale.
A questo si accede dopo aver attraversato un arco di pietra calcarea. In fondo al piazzale vi è la piccola chiesetta dedicata al Santo, costruita su due piani: al primo c’è un altare e la Statua di S. Silvestro, al secondo, salendo una strettissima scala i pellegrini salgono per suonare la campana, affinché tutti gli abitanti della valle sottostante sappiano che lassù c’è un devoto al Santo Papa.
A lato si apre una grotta. Salendo un gradino si notano subito a i lati pettini, asciugamani, indumenti…; pochi metri più avanti sul pavimento è posta una vasca con acqua piuttosto scura ed ancora più avanti, chiusa da una cancellata di ferro la fine della roccia s’incontra con la fine della caverna e proprio lì c’è un’altra sorgente di acqua, questa volta chiara.
Nella prima fonte, i pellegrini si lavano e poi si asciugano o con i panni che trovano già lì a terra o con panni che essi portano e che dopo per tradizione lasciano lì.
Nella seconda fonte vi è l’acqua che i pellegrini bevono. Sembra accertato che molte guarigioni siano avvenute lavandosi o bevendo l’acqua di S. Silvestro.
Ogni anno tanti fedeli salgono al santuario in segno di devozione o per chiedere una grazia. L’ultimo “miracolo” avvenuto per mezzo di queste acque è stato di recente: una bambina napoletana con una grave malattia della pelle, che i medici davano per spacciata, lavandosi con l’acqua “sporca” è guarita inspiegabilmente. I medici dei diversi ospedali d’Italia e dell’estero non hanno saputo dare una spiegazione della guarigione. I genitori della bambina ogni anno quando i Santangiolesi fanno la fiaccolata vengono insieme alla bambina per risalire con fede la montagna e ringraziare per la grazia ricevuta. Ogni anno poi a Sant’Angelo a Scala il 31 dicembre, festa del Santo, ma soprattutto il lunedì in Albis si fa una grande festa che ha sempre richiamato pellegrini da tutta la Regione e anche dalle Regioni vicine.